STRADA DEL PAMIR: in bici nel cuore del Tagikistan
La strada del Pamir. Il tetto del mondo. Se esiste un percorso iconico per avventurarsi in Asia centrale, soprattutto in bicicletta e in moto, è proprio la Pamir Highway che attraversa il Tagikistan lambendo il territorio afghano fino al remoto e montuoso confine con la Cina.

Insomma, almeno una volta nella Vita non ci può esimere dal partire per le lontane e selvagge lande tagike ed esplorare questo angolo di mondo, capolavoro della Natura.
Partenza dalla capitale Dushanbe
Ogni viaggio in bici lungo la Pamir Highway – o le altre poche e scassate strade che attraversano l’altopiano tagiko – solitamente inizia dalla capitale Dushanbe. Non è obbligatorio, sia chiaro, ma per questioni di volo (sempre che tu non sia partit* da casa direttamente in bici!), di organizzazione del tragitto, di permessi e di vicinanza, Dushanbe appare proprio come il luogo ideale per la partenza.
Cosa serve per visitare il Pamir: burocrazia
Le pratiche per l’ingresso, la documentazione o le registrazioni necessarie per viaggiare in Tagikistan cambiano di continuo quindi, in questo articolo, mi limiterò a riportare quello che ci è stato richiesto nell’estate del 2024. Se sei in partenza fai un check finale sulle fonti ufficiali.
Visto e Ovir
Se si entra via terra in Tagikistan con un visto gratuito valevole un mese, entro 10 giorni dall’ingresso, bisognerà registrarsi presso l’ufficio preposto di Dushanbe o di Khorog. Tale registrazione è chiamata Ovir. Noi abbiamo optato per Khorog anche se la registrazione qui può essere pagata solo con una carta locale. Negli uffici di Dushanbe vige l’anarchia e il costo di questa operazione non è ben definito, ma cambia in base al referente al quale ci si rivolge.
L’Ovir non è necessario se si è entrati con un e-visa.
GBAO
Per visitare il Pamir, ossia la regione autonoma del Gorno – Badachshan, termine che deriva dal russo e significa montagnoso, serve invece un permesso specifico chiamato GBAO (l’acronimo dell’area). Il GBAO è acquistabile online (pagando di più) o recandosi presso le sedi di riferimento a Dushanbe o Khorog.
Area del lago Zorkul
Se si vuole attraversare la zona speciale dello Zorkul lake è necessario acquistare il permesso (prendilo solo per un giorno) a Khorog presso l’ufficio dell’agenzia turistica preposta.
Passo Kyzyl Art
Il passo di confine tra Tagikistan e Kirghizistan è aperto solo ai turisti e può essere attraversato solo se muniti di un permesso da acquistare precedentemente al passaggio (di solito tramite whatsapp in una delle due agenzie di riferimento più usate Destination Osh e Destination Pamir)
Due varianti verso il cuore del Pamir
Dalla capitale Dushanbe la strada, lenta ma inesorabile, punta a Est e alle maestose montagne del Pamir. In pochi chilometri però ci troviamo a dover scegliere se seguire la biforcazione verso il valico di Tavildara – ti promettiamo sterrato scassato, pendenze toste e un primo assaggio delle desolate lande tagike – o continuare in direzione di Külob sempre su asfalto. Ovviamente noi abbiamo scelto il valico di Tavildara che garantisce più fatica, ma anche più avventura e wilderness e non possiamo che consigliartelo.
Sudore e incontri sulla via per Tavildara
Inutile negarlo. La via di collegamento tra Dushanbe e Tavildara è irta di difficoltà: dai lavori in corso, alla polvere alle impennate su sterrato che, spesso, ti spingono a scendere di sella, soprattutto se stai viaggiando carica. Però c’è anche l’altra faccia della medaglia: i luoghi attraversati sono ameni, gli incontri con gli abitanti dei villaggi speciali, le notti illuminate da infinite volte celesti incantevoli. La domanda quindi, sorge spontanea: ne è valsa la pena? Assolutamente sì!

La prima parte dell’itinerario è di avvicinamento alle montagne attraverso una fascia collinare più dolce e pedalabile. L’orizzonte si riempie di alture tondeggianti che alimentano le fantasie del viaggio. Chilometro dopo chilometro le colline si trasformano in cime e i pendii si fanno più verticali. Anche la vegetazione cambia e le vallate, prima ampie e pianeggianti, sono ormai percorse da torrenti impetuosi. Ospitano piccoli insediamenti dove fare rifornimento e chiedere, con l’ausilio del traduttore, qualche informazione in più.

Dopo qualche giorno di pedalata saliscendi inizia l’ultima ascesa verso il passo. La strada è percorsa da apicoltori, allevatori e qualche sparuto viaggiatore, soprattutto in bicicletta e moto. Noi annaspiamo frustati dalle raffiche di vento dei 3000 metri. Tre uomini ci chiamano per offrirci dell’ottimo miele, poi riprendiamo la via unendoci ad altri cinque cicloviaggiatori provenienti da tutta Europa! Conquisteremo il valico insieme. La discesa si rivela presto più audace della salita e i freni fumano per lo sforzo. La nostra destinazione è Qal’ai Khumb, villaggio con homestay e market immerso tra cime arcigne. Siamo ufficialmente sulla strada del Pamir.
Sulla strada del Pamir
Con il toponimo Pamir Highway – Strada del Pamir o M41 – si identifica la via di collegamento tra Dushanbe, Khorog e Osh, in Kirghizistan. Già in tempi antichi questa tratta corrispondeva a una delle numerosi varianti della Via della Seta sulla quale transitavano le carovane di mercanzie tra l’Occidente e l’Oriente.

L’opera attuale però, fu iniziata dai sovietici negli anni ’30 del secolo scorso durante il periodo di sotterfugi politici denominato il Grande Gioco (per approfondire consigliamo l’omonimo libro di Peter Hopkirk).
La strada del Pamir ha permesso di implementare le rotte economiche del Tagikistan, paese satellite dell’URSS, con le regioni vicine; a partire dal 2000 poi, la Pamir Highway è stata collegata anche alla strada transitabile più alta al mondo, quella del Karakorum, in Cina. La regione autonoma del Gorno-Badachšan, prima del tutto isolata, si è trovata d’improvviso catapultata nel mondo moderno.
A Qal’ai Khumb inizia senza dubbio il tratto più allucinante e polveroso della strada del Pamir.

Nel corso dei millenni il fiume Panj ha scavato questa profonda e maestosa vallata che scorre stretta e tortuosa tra i pendii verticali delle montagne tagike, da una parte, e di quelle afghane al di là del corso d’acqua.
La sensazione è quella di pedalare indietro nel tempo, in un mondo dove esisteva solo la forza indomita della Natura. Ogni tanto, oltre il fiume, appare qualche viandante a bordo di un asino o una motoretta, ma è impossibile capire da dove provengano.
Dopo qualche giorno in sella – o a bordo di uno dei lunghi camion di merci che percorrono la Pamir Highway se si vuole saltare questa parte con l’autostop – ci si ritrova a Rŭshan dove termina , o inizia, la selvaggia Bartang valley. Da qui, con l’asfalto a prevalere sulla terra battuta, si giunge presto a Choruǧ (o Khorog).
Il Wakhan Corridor
Dopo aver espletato le ultime formalità burocratiche, carichi come esploratori dell’ignoto, lasciamo Khorog decidendo di seguire il corridoio del Wakhan piuttosto che la strada ufficiale del Pamir che ritroveremo molto più avanti. La nostra idea è quella di continuare a costeggiare il confine afghano fino a entrare nell’area speciale dello Zorkul lake e poi riprendere la Pamir Highway prima di Murghab.

Spingendoci tra le montagne speriamo di poter conoscere i pamiri, una delle etnie che popola l’altopiano tagiko e che pratica ancora una sorta di migrazione stagionale a quote davvero proibitive. I pamiri parlano prevalentemente il wakhi, una lingua di origine indo-europea simile alla lingua persiana.

L’accoglienza, soprattutto da parte dei bambini, è piena di entusiasmo e allegria e ci sentiamo subito a casa. Giochiamo a calcio, facciamo fotografie, ci confrontiamo usando il traduttore, condividiamo dolci e leccornie. A Ishkashim, poco prima che il fiume Panj si insinui ancora di più tra le montagne del Pamir verso nord-est, abbiamo la fortuna di partecipare al mercato afghano dove gli occhi verdi dei commercianti, nascosti dal pakol, ci osservano incuriositi.

Sopra le nostre teste si stagliano i picchi del Shakhdara Range, montagne che l’URSS dedicò a figure importanti come il Karl Marx peak (6726 m), l’Engels peak (6520 m) o il Mayakovskiy Peak a 6096 m. Alla nostra destra invece, appaiono gli imponenti giganti rocciosi dell’Hindukush afghano. Non ho mai assistito a uno spettacolo di cime così alte e il cuore batte forte.
Zorkul Lake area
A Khargush, al check point dell’esercito tagiko, dopo aver pedalato tra sabbia e cielo, aver scalato la strada fino alle terme di Bibi Fatima e aver trascorso una notte all’Hunting lodge di Shakar, con il permesso fatto in precedenza entriamo nell’area dello Zorkul lake.
Ma prima facciamo un passo indietro perché la figura gentile di Shakar merita qualche parola.
Il lodge è una struttura per ricchi cacciatori che vengono tra queste montagne con lo scopo di trovare e abbattere un capo di pecora di Marco Polo. Questi signori lussuriosi pagano cifre da capogiro per il loro trofeo.
Shakar è il custode di questo luogo incantato e maledetto. Noi siamo stati ospitati nell’edificio adiacente al lodge dove vive. Dotato di diverse stanze e di un bagno turco, la casa del custode può ospitare all’incirca dieci persone. Shakar ha cucinato e ha condiviso con noi una deliziosa minestra prima di raccontarci del suo lavoro e della sua vita.
Il cielo stellato di quella notte ci è testimone.
Torniamo ora allo Zorkul Lake, raggiunto dopo aver salutato con commozione Shakar.

Selvaggio. Inospitale. Remoto.
Questo angolo di terra di confine è un paradiso naturalistico con branchi di pecore di Marco Polo e stambecchi siberiani, un santuario ornitologico tra alcune delle montagne più alte dell’Asia centrale.

E poi ci sono i pamiri: gente umile dal volto bruciato dal sole e dal sorriso sincero. Un popolo pronto a condividere un pasto e un tetto con viaggiatori provenienti da luoghi lontani come le due sorelle pastorelle Becà e Faridà che ci hanno ospitato nel mezzo del nulla mentre fuori nevicava. Ci hanno nutrito e guardato nell’anima e noi ci siamo fatti cullare dalle loro attenzioni e dalla lingua musicale con la quale cercavano di comunicare.

Si fatica, e tanto, ma il viaggio in bici è anche sudare e conquistare, pedalata dopo pedalata, la bellezza del mondo.

Terme e il Sari Tash pass
Il lago Zorkul, sormontato dal picco della Concordia (5469m), si trova a oltre 4000 m e rappresenta un santuario naturalistico eccezionale. Il bacino lacustre fu visitato per la prima volta da un marinaio inglese nel 1838 e venne nominato Vittoria, in onore della regina. Oltre le sue acque si trova il minuscolo avamposto di Dzhartygumbez con due homestay e le terme naturali.

Un po’ di riposo ci serve prima di sfidare la salita al Saritash pass a 4400m. Sul tracciato non c’è acqua potabile quindi meglio riempire le borracce al villaggio. Dal valico sterrato la vista può spaziare fino alle bronzee montagne all’orizzonte inebriando cuore e spirito. Scendiamo, non senza fatica a causa del terreno dissestato, per chilometri fino al greto di un torrente in secca. La notte sotto il cielo punteggiato di stelle vibranti è fredda, ma indimenticabile.
La strada del Pamir e Murghab
Ci sembra un miraggio eppure è davvero l’asfalto della Pamir Highway per Murghab quello che appare davanti ai nostri copertoni stanchi. Murghab è una cittadina polverosa, a pochi chilometri dal confine cinese. Abitata per gran parte da kirghisi, è il luogo ideale per riposarsi dopo giorni di wild estremo tra le montagne del Pamir.

Qui si trova un mercato allestito nei container, diverse homestay e ristoranti tipici. Se si vuole proseguire verso il Kirghizistan bisognerà affrontare le asperità dell’Ak Baital pass a 4655 m e poi, dopo Karakul e il suo lago dalle acque cangianti, il Kizyl Art pass a 4280 m.

Il nostro viaggio in bicicletta è continuato oltre i massicci del Kirghizistan meridionale, quando ci siamo lasciati alle spalle uno dei luoghi più incredibili – e indimenticabili – della Terra: il Tagikistan.
Poco tempo, massima resa
Per affrontare l’itinerario sopra descritto abbiamo impiegato indicativamente un mese, ma è comunque possibile visitare l’altopiano tagiko e l’area del Pamir anche con meno tempo a disposizione.
Una possibilità è quella di prendere un trasporto, collettivo o meno, da Dushanbe fino a Qal’ai Khumb per poi iniziare a pedalare nel Wakhan Corridor o lungo la Pamir Highway.

Raggiunta Murghab, sfiderai l’Ak Baital pass e, prima di arrivare al lago Karakul, troverai il bivio per la Bartang valley che ti riporterà – non senza fatica – a Rushan.
Un’altra alternativa è pedalare da Qal’ai Khumb fino a Murghab lungo il Wakhan Corridor e nella Zorkul lake area e poi chiudere l’anello seguendo il tratto di strada del Pamir fin nuovamente a Qal’ai Khumb.
Questi due viaggi necessitano almeno 15-20 giorni di tempo.





