ASIAGO LOOP: avventura sull’altopiano in bici
Quello di Asiago è un altopiano nascosto tra le Prealpi venete. Un plateu di confine, quel confine che un tempo divideva il Regno d’Italia dall’Impero Austro-ungarico e che venne scosso e travolto dal primo conflitto mondiale. Questo maestoso pianoro carsico è la location del percorso bikepacking Asiago Loop, un itinerario composto da due anelli divertenti, con tanto sterrato croccante.
Il team completo è invece formato da quattro elementi che della bici han fatto, più o meno, la propria ragione di vita, chi in un modo e chi nell’altro. E come sempre accade: bici + gruppo affiatato di amici = grande avventura!

Quando andare
L’Asiago loop è percorribile da metà primavera – quando la neve si scioglie – fino a fine autunno – quando la neve non ricompare. Se vuoi alloggiare nei vari rifugi e malghe sul tracciato, ti consigliamo di pedalarlo da fine Giugno a fine Settembre quando puoi trovare alloggio con facilità. Se vuoi affrontarlo in autonomia puoi anche anticipare o posticipare la partenza, ma dovrai portare con te anche fornelletto e cibarie oltre a tenda, sacco a pelo e materassino (e probabilmente abbigliamento pesante).
Con che bici partire
Dopo aver pedalato l’Asiago loop con differenti biciclette, possiamo confermare che una hardtail sarebbe il mezzo ideale per questa impresa. In alternativa suggeriamo di partire con coperture di almeno 2.2″ ma, se sono più spesse, è ancora meglio. Qualche modello sul pezzo per questa scorribanda: Locomotive Scotsman, Surly Krampus o una Surly Ogre.
Per i più temerari una gravel 650b gommata 2.1″.

Equipaggiamento
Dipende da te! Se vuoi percorrere l’Asiago loop in autonomia considera che avrai bisogno della tenda, di un buon materassino e del sacco a pelo o, in piena estate, almeno di un bivy per dormire. Se vuoi essere indipendente anche per quanto riguarda il cibo dovrai avere con te anche fornelletto e pentole oltre alle cibarie da cucinare.
Avventura bikepacking da Asiago
La partenza dei due itinerari circolari è Asiago, piacevole cittadina da visitare – soprattutto se si è interessati alle curiosità storiche della Grande Guerra – considerando che sul territorio si trova anche un forte militare. Dal centro abitato si inizia subito a salire verso le alture che sovrastano l’altopiano, immergendosi tra i silenzi e i profumi dei boschi di abete rosso e larice. Più in alto invece troveremo rocce e pino mugo.

1° tappa verso Campomulo
Dapprima stretto, il tracciato si allarga trasformandosi in una confortevole, seppur faticosa, strada bianca. Con un assetto bikepacking e ruote da almeno 2″ avanziamo nella Natura dell’altopiano superando i terreni più disconnessi e i tratti più ripidi. Siamo partiti di pomeriggio, approfittando delle lunghe e calde giornate estive, così all’ora dorata ci troviamo davanti al vecchio edificio della Malga Bosco Secco, nel comune di Roana.
Curiosa è la presenza di una fermata dell’autobus proprio di fronte alla struttura… passerà mai?
L’Asiago loop si insinua tra la vegetazione per poi attraversare distese prative e raggiungere, con nostra somma gioia, il rifugio Campomulo, a 1530 m.

Presso la malga è possibile trovare un pasto e un letto caldo per la notte. All’imbrunire, dopo una birra rigenerante, decidiamo di fermarci qui.
2° tappa all’ombra dell’Ortigara
Dal rifugio Campomulo l’Asiago loop trail entra nelle profondità dell’altopiano raggiungendo con un single trail i 1600 m della Città di Roccia, una serie di formazioni rocciose di incredibile suggestione, che affiorano da un versante del monte Fior. Ricordano – con un pizzico di fantasia – lo skyline di una città surreale.

Il terreno diviene poi più scorrevole, la ghiaia crepita sotto i nostri pneumatici, i boschi risplendono nel loro verde intenso, il cielo è nuvoloso e ci risparmia dalla canicola di mezzogiorno.
Oltrepassiamo alcuni cippi militari che ricordano ai viandanti che questa è stata zona di guerra e la Città di Roccia fu un luogo di morte e desolazione. I sassi però, custodiscono anche la memoria di tempi più lontani, fossili di millenni fa ormai incastonati per sempre tra queste montagne.

Forti di confine
Passiamo in quota, sopra la Valsugana divisa tra Trentino e Veneto, per raggiungere il forte Lisser, ideato sotto la direzione di Antonio Dal Fabbro, generale che partecipò anche alla battaglia – poi disfatta – di Caporetto. La vista può spaziare fino a quello che, prima della Grande Guerra, fu territorio austro-ungarico.

Al rifugio Valmaron ricarichiamo le pile con una fetta di torta e un bicchiere di vino prima di riprendere la strada verso il rifugio Barricata e l’ultima ascesa di giornata. Il cielo è sempre più soffocante, con nuvole cariche di acqua ed elettricità. Il lattice della posteriore di Filippo non tiene più e perdiamo quasi un’ora per sostituire due volte la camera d’aria, mentre un gruppo di cavalli bruca l’erba indifferente al nostro piccolo dramma.

Fulmini e saette
I temporali – eh sì, sono stati più di uno – ci sorprendono inermi a metà della sterrata per il bivio Italia. I lampi rischiarano la montagna a giorno e noi ci sentiamo in balia delle inarrestabili forze della Natura. Ripari inesistenti e l’intensificarsi della tempesta ci spingono ad accelerare mentre il battuto cardiaco cresce di intensità e il sudore, misto alla pioggia, ci scivola lungo tutto il corpo. Ci sentiamo dei parafulmini e la sensazione non è affatto piacevole, anzi spaventa. Inizia a diluviare e in pochi istanti non c’è antipioggia che tenga.

Giungiamo al valico stremati, ma all’appello mancano due bikers, rimasti indietro di qualche centinaio di metri. La pioggia infuria e non riusciamo a orientarci: dovrebbe esserci un bivacco, ma impieghiamo quasi venti minuti prima di individuarlo. Una luce in lontananza e delle urla di gioia ci fanno tirare un sospiro di sollievo: anche gli altri stanno arrivando.
Notte al bivacco
Il bivacco – non ha acqua potabile, ma con il filtro utilizziamo quella della vasca di raccolta – è minuscolo, dotato di una stufa che scarica male, qualche cibaria e due assi che dovrebbero svolgere la funzione di letto, ma in questo momento ci sembra il paradiso.

L’asse più alta è appena sotto il soffitto e, prima di coricarci, restiamo quasi intossicati dal fumo della stufa spinto all’interno della baita dal forte vento. I nostri vestiti sono ancora umidi, ma almeno ora siamo al riparo e possiamo riposarci all’ombra del monte Ortigara, che si eleva ai 2106 m sopra le nostre teste.
3° tappa con Emilio Lussu
Il passo bivio Italia con il sole è tutta un’altra cosa e ci godiamo il tepore della mattinata prima di scendere tra i resti di casermette, avamposti e trincee ricavate tra le forre di questo inospitale territorio carsico.

Perdiamo quota veloci ed è difficile non pensare a Emilio Lussu che trascorse mesi sull’altopiano durante la Prima Guerra Mondiale. Un sardo in questo territorio ostile, a combattere la terribile guerra di trincea contro l’Impero Austro-ungarico.

Dalla sua esperienza scrisse Un anno sull’altipiano, una testimonianza importante e unica del conflitto tra le vette di Asiago. Sul percorso, una fonte d’acqua fresca e pulita riempie una grande vasca di pietra abitata da alcuni tritoni crestati.

La strada bianca che percorriamo è colorata da numerose orchidee selvatiche ed è sempre più panoramica.

Rifugi fucine del gusto
Gigli martagoni ravvivano l’ingresso del bosco e l’aria è tiepida. Al rifugio Larici assaggiamo i canederli con i semi di papavero e il formaggio Asiago, oltre a qualche altra leccornia locale. Non c’è niente da fare: siamo sempre affamati, ma con la pancia piena siamo presto pronti a ripartire.

I boschi contornano i pascoli in quota mentre, dopo aver sconfinato in Trentino presso il passo Vezzena, costeggiamo il forte Verle, costruito tra il 1907 e il 1914 dagli austro-ungarici.

Il rifugio Campolongo non è lontano e decidiamo di trascorrere un’altra nottata lungo l’itinerario dell’Asiago loop, sfruttando il nostro assetto bikepacking con tenda, sacco a pelo e materassino.

Anello completato
Dal rifugio Campolongo manca ormai poco al completamento dell’anello. Scendiamo verso Roana passando da Mezzaselva. Siamo tornati alla civiltà e non sembra vero. Dal borgo di Roana, dove ha sede l’istituto di cultura cimbra, chiudiamo il loop rientrando ad Asiago dopo tre giorni di pedalata sul celebre altopiano.

